Storia

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Il primo documento scritto in cui si parla ufficialmente di Vico risale all’ 873 e riguarda l’accordo fra un sacerdote, di nome Alpari, e il vescovo Gherardo, il quale cedette per un certo periodo di tempo la Pieve in cambio di una somma di denaro.
Dall’entità della cifra si può desumere l’importanza della Pieve e il presunto numero dei capofamiglia del paese, che poteva aggirarsi attorno a trenta, per un totale di circa un centinaio di abitanti.
Sia il sacerdote che il vescovo erano di origini longobarde e ciò conferma il fatto che Vico Pancellorum avesse in precedenza subito l’occupazione di questo popolo, il quale, a partire dal 568 d.c., ha invaso, insieme ad altri ‘’barbari’’, l’impero romano d’Occidente. I longobardi, infatti, occuparono in tempi diversi le città di Lucca, di Luni, le valli della Garfagnana e della Lima.

Alle pendici del monte Erto, nella località detta oggi ‘’Croce di Castello’’, sorse il primo nucleo abitativo del paese, protetto da una fortificazione – di cui ancora si possono vedere i ruderi – e da una chiesa, dedicata a San Marco.
In un secondo momento l’abitato si estese al piano sottostante la rocca e all’attuale località ‘’Cella’’, dove venne edificato un agglomerato religioso – ospedaliero.
Dalla Pieve dipendeva – infatti – un ospedale, che costituiva una tappa obbligata lungo la rete viaria di collegamento tra sei opposti versanti montani, percorsa da pellegrini diretti verso i luoghi di fede.

A partire dal Mille, la Val di Lima fu controllata da famiglie signorili, che si contendevano violentemente il territorio e il potere;  Vico Pancellorum, insieme a Casoli, Limano e Benabbio, era sotto la giurisdizione della famiglia Lupari.
Questa famiglia venne sconfitta dal Comune di Lucca, che s’impose sul territorio circostante e costituì la Vicaria della Val di Lima, come attesta lo Statuto del 1308.
Lucca sancì la propria supremazia sul contado circostante e creò una rete difensiva di fortificazioni per proteggere la Vicaria dal limitrofo territorio fiorentino.
Nel 1314 i castelli dei Lupari, tra cui quello di Vico Pancellorum, vennero ceduti al Comune di Pistoia, ma furono riconquistati dal condottiero Castruccio Castracani, che li riportò sotto il controllo del Comune di Lucca.

Per ben due volte, Vico subì gli attacchi degli Sforza di Firenze: nel 1343 il paese fu saccheggiato e nel 1437 fu incendiato e parzialmente distrutto.
Lucca giungerà ad un accordo con Firenze solo nel 1493, data a partire della quale incominciò un nuovo periodo di stabilità politica ed amministrativa e venne nuovamente concesso a Vico Pancellorum un podestà, come testimonia il bel Palazzo Podestale situato nella parte alta del paese attuale (detta ‘’Arce’’).
Cessato il pericolo di guerre imminenti, Lucca si preoccupò sempre meno del mantenimento della rocca di Vico, che venne gradualmente abbandonata a se stessa.

E’ possibile ricostruire la storia dei secoli successivi  analizzando gli antichi Statuti del 1636, del 1712 e del 1724, che consentono di avere notizie anche sui tipi di coltivazioni, di allevamento e di attività economiche svolte nel territorio vichese. Tra queste ultime spicca la tessitura della seta (attiva fino al 1800), il commercio delle ‘’pannine’’ e la produzione di figure di gesso, attestata in documenti dell’Archivio di Lucca già a partire dal 1373.
Furono peraltro economiche le motivazioni che spinsero gli abitanti di Vico Pancellorum ad allontanarsi a più riprese dalla propria terra, inizialmente per la transumanza delle greggi e per la vendita di prodotti caseari, poi per il commercio delle ‘’pannine’’ ed infine, dalla seconda metà dell’Ottocento in poi, per cercare fortuna, spesso per svolgere il mestiere di figurista o di ‘’magnano’’.