La “Befanata” di Vico Pancellorum

Nel 1895, Giovanni Giannini, appassionato ed illustre studioso di tradizioni popolari, pubblicò l’Epifania di Nostro Signor Gesù Cristo, “befanata” drammatica di argomento religioso, trascritta nel 1882 dal Signor Costantino Biagioni di Vico Pancellorum. Si tratta di un testo composto da 33 quartine ottonarie (i cui versi sono appunto ottonari, cioè formati da otto sillabe), che prevede la presenza di nove personaggi, tutti coinvolti nella stessa vicenda, la nascita del Bambin Gesù, a cui i Magi fanno visita.

Che tale “befanata” fosse rappresentata ancora negli ultimi anni dell’Ottocento è lo stesso Giannini a confermarcelo, raccontando con dovizia di particolari lo spettacolo del 6 gennaio di ogni anno, che inizia dopo il mezzogiorno e si protrae fino alla sera, poiché ripetuto in diverse parti del paese.

Il dramma comincia con un prologo, o invito, pronunciato dall’Araldo, che saluta il pubblico e annuncia lo spettacolo. Compaiono poi due donne, di cui una avvolta da un alone di mistero: è l’Epifania, accompagnata da un’ancella, a cui ricorda la sua fondamentale funzione, quella di annunciare a tutti la nascita di Cristo. “Epifania”, infatti, in ambito cristiano, significa “apparizione di Cristo” e solo in un secondo momento dal personaggio sacro dell’Epifania nascerà quello profano- e spesso comico- della Befana. Il nome “Epifania”, infatti, sarà dapprima storpiato in “Befanìa” e successivamente in “Befana”.

Il personaggio dell’Epifania del testo vichese è dunque aulico, contiene “grande arcano e gran mistero”, e non ha nulla in comune con le befane brutte e grottesche di molti- peraltro splendidi e divertenti- canti di questua del territorio toscano. Superbo ed imponente l’incontro fra l’”annunciatrice” e i Re Magi, che le si avvicinano con degno rispetto, chiedendo dove si trovi la “casa reale”, ossia il palazzo di Erode. Quest’ultimo, ignaro di tutto, chiede ai sapienti (i Satrapi) di andare anch’essi alla ricerca di un “personaggio così grande” ( ovverossia Gesù) e, con tale viaggio annunciato, si conclude la “befanata” di Vico Pancellorum, raro esempio, giunto sino a noi, di antica rappresentazione popolare di contenuto religioso.